sabato 25 dicembre 2010

Santo Natale 2010


















Raffaello, Madonna della seggiola

«Cos’è stato, cos’è e cosa sarà il Natale nella storia dura e travagliata dell’uomo e dell’universo? È stato, è e sarà, per sempre, il punto in cui Dio ha deciso di incarnarsi, d’assumere per amore di noi, sue creature, la nostra stessa carne, le nostre stesse ossa, il nostro stesso sangue, il nostro stesso volto, le nostre stesse braccia, i nostri stessi limiti e, dunque, la nostra stessa vita e la nostra stessa morte. Se l’essere di Dio è immenso; se è immenso che Dio ci abbia creati; ancor più immenso (proprio nell’ordine dell’immensità dell’amore) è che Egli abbia da sempre pensato e voluto farsi uomo; farsi, cioè, uno di noi poiché con quel pensiero e con quella volontà ha ricongiunto il nostro limite alla sua infinitezza; ci ha restituito la possibilità di esistere nella speranza. […]
Che poi, affinché il Natale potesse avvenire, Dio abbia deciso d’aver bisogno di un “sì” pronunciato da un essere come noi, del “sì” pronunciato da Maria, ci garantisce ancor più teneramente del cerchio strettissimo, della strettissima collaborazione cui, per incarnarsi, Dio ha voluto chiamare l’uomo».

Giovanni Testori, Un Natale che sia veramente d'amore,
"Corriere della Sera", 24 dicembre 1978


Grazie alla Vale che mi ha mandato questo pezzo, alla Franci che l'ha mandato a lei!
Auguri a tutti!




venerdì 17 dicembre 2010













Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è.

sant'Ignazio di Antiochia

venerdì 10 dicembre 2010

«Lo scopo dell’arte non è quello di risolvere i problemi, ma di costringere la gente ad amare la vita. Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze».

L.Tolstoj, Lettere



Grazie a:
http://www.profduepuntozero.it/2010/12/02/risposta/


sabato 4 dicembre 2010

Per i miei ragazzi. Grazie.

















Doisneau, Les-ecoliers-curieux

“La cosa importante è non smettere mai di domandare. La curiosità ha il suo motivo di esistere. Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell'eternità, della vita, della struttura meravigliosa della realtà. È sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni. Non perdere mai una sacra curiosità”.

A. Einstein

giovedì 25 novembre 2010


















Cezanne,
Maison avec criqué murs


«
L’arte è il contrario della disintegrazione. Perché la ragione propria dell’arte, la sua giustificazione, è appunto questa: di impedire la disintegrazione della coscienza umana, nel suo quotidiano, e logorante, e alienante uso col mondo; di restituirle di continuo, nella confusione irreale, e frammentaria, dei rapporti esterni, l’integrità del reale, o in una parola, la realtà. [...] La purezza dell’arte non consiste nello scansare quei moti della natura che la legge sociale censura come perversi o immondi; ma nel riaccoglierli spontaneamente alla dimensione reale, dove si riconoscono naturali, e quindi innocenti. La qualità dell’arte è liberatoria, e quindi, nei suoi effetti, sempre rivoluzionaria. Qualsiasi momento dell’esperienza reale e transitoria, diventa, nell’attenzione poetica, un momento religioso»

Elsa Morante

sabato 20 novembre 2010














''L' uomo non si rivolge alla realtà per conoscerla meglio o peggio, se non dopo, e a partire da, l'averla sentita come una promessa, come una patria dalla quale in linea di principio ci si attende tutto, nella quale si crede possibile trovare tutto''.

Maria Zambrano

mercoledì 10 novembre 2010


















Basilica della Sagrada Familia, Barcellona

"In realtà, la bellezza è la grande necessità dell’uomo; è la radice dalla quale sorgono il tronco della nostra pace e i frutti della nostra speranza. La bellezza è anche rivelatrice di Dio perché, come Lui, l’opera bella è pura gratuità, invita alla libertà e strappa dall’egoismo".

Benedetto XVI, da Omelia per la dedicazione della Sagrada Familia

martedì 2 novembre 2010















"Il compito di ogni procedimento artistico è di essere un impulso che risvegli l'attenzione alla realtà stessa. In altre parole deve diventare un linguaggio, testimone della realtà"
Pavel Florenskij

mercoledì 20 ottobre 2010

Grazie Marta











"L'amico è come l'obbiettivo di una macchina fotografica, mette a fuoco, mette a fuoco, cioè ti aiuta a fare luce dove c'è il vero, ma tutto il rapporto è tuo e basta, tuo con Lui, basta, nessuno di diverso, non tu-l'amico-e-Lui, è tuo e basta, sei tu che domandi, sei tu che chiedi, sei tu che gridi, sei tu che gli chiedi: amami!"

http://www.tracce.it/default.asp?id=302&id_n=18050

giovedì 7 ottobre 2010









"There are more things in heaven and earth, Horatio, Than are dreamt of in your philosophy."

William Shakespeare, da Hamlet, act I scene V

venerdì 1 ottobre 2010

Laurea

Along the paths of my life
lots of questions come and go
sometimes they made me cry
'cause I didn't know who to ask "why?"
but now I met the Lord of life,
He lives strongly in these men,
and I know I must stay and sing.

Deep inside a fire burns my soul
warms my heart
while a new awareness grows,
without Him I can't understand
the things anymore,
deep inside I know He is the Lord.

Da Along the Jordan River


Oggi mi sono laureata. Questa parole descrivono perfettamente cosa sono stati questi anni universitari, e la sfisa che mi aspetta. Grazie a tutti, di cuore.

sabato 25 settembre 2010
















E. Hopper, Sunday

"[...] Sei signore di te, del tuo destino. Sei celebre come chi non cerca d’esserlo. Eppure tutto ciò finirà. Questa tua profonda gioia, questa ardente sazietà, è fatta di cose che non hai calcolato. Ti è data. Chi, chi, chi ringraziare? Chi bestemmiare il giorno che tutto svanirà?"

Cesare Pavese, da Il mestiere di vivere

giovedì 16 settembre 2010

Oltre il confine

"Vedere Dio in ogni luogo significa non vederlo da nessuna parte. Viviamo da un giorno all'altro, ciascuno molto simile a quello che lo segue, e un bel giorno, senza alcun preavviso, ci imbattiamo in un uomo o vediamo quest'uomo che magari conosciamo già-un uomo come tutti gli altri- compiere un certo gesto, come se accatastasse i suoi averi su un altare, e in quel gesto noi riconosciamo ciò che è sepolto nei nostri cuori e non abbiamo propriamente perduto né possiamo perdere ed è questo momento, capisci. Proprio questo momento. E' ciò che noi desideriamo e che abbiamo timore di cercare ed è soltanto questo che ci può salvare".

McCarthy, da Oltre il confine

domenica 12 settembre 2010














Cantando insieme in montagna (Pontresina 2009)


"Ecco l’importante nella vita: aver visto una volta qualcosa, aver sentito una cosa tanto grande, tanto magnifica che ogni altra sia un nulla al suo confronto e anche se si dimenticasse tutto il resto, quella non la si dimenticherebbe mai più".

Kierkegaard, da Diario

domenica 5 settembre 2010

La notte che ho visto le stelle

Aspetto che passi la notte,
notte lunga da passare
e sento il mio cuore che batte
e non smette di sognare…

Vorrei ritornare bambino nella casa di mio padre,
le storie davanti al camino e la voce di mia madre…

La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire

Ascolto il silenzio dei campi
dove sta dormendo il grano,
il giorno fu pieno di lampi,
ma ora il tuono è già lontano…

Vorrei ritornare bambino nella casa di mio padre,
le storie davanti al camino e la voce di mia madre…

La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire

La luna nasconde i suoi occhi
come donna innamorata,
il fiume l’aspetta nell’acqua
ed una notte l’ha baciata…

Vorrei ritornare bambino e guardare ancora il fuoco,
la storia più grande è il Destino che si svela a poco a poco:
la notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire

Claudio Chieffo
(grazie per la serata!)

giovedì 2 settembre 2010

Sunset Limited












NERO - Ma se dai un bicchiere pieno a un ubriacone e intanto gli dici che non è quello che vuole davvero, secondo te lui cosa ti risponde?
BIANCO - Penso di potermelo immaginare, cosa mi risponde.
NERO - Certo, eppure avevi ragione tu.
BIANCO - Dicendogli che non è quello che vuole davvero.
NERO - Esatto. Perché quello che vuole davvero non lo può avere. Oppure è convinto che non lo può avere. E quindi si ingozza di quello che non vuole davvero.
BIANCO - E invece cos'è che l'ubriacone vuole davvero?
NERO - Avanti, lo sai anche da solo.
BIANCO - No, non lo so.
NERO - Sì, invece. (...)
BIANCO - No che non lo so.
NERO - Vuole quello che vogliono tutti.
BIANCO - E cioè?
NERO - Essere amato da Dio.
BIANCO - Io non voglio essere amato da Dio.
NERO - Ecco, perfetto. Lo vedi che sei andato subito al punto? Neanche l'ubriacone. Secondo lui, almeno. L'ubriacone vuole solo un bicchiere di whiskey. Ma tu sei un uomo intelligente, professore.


McCarthy, da Sunset Limited

domenica 29 agosto 2010

Dopo il Meeting di Rimini


















Cristo Re, Portale di Santiago, dalla mostra "Il Portico della Gloria", Meeting 2010


"Il cristianesimo è venuto nel mondo innanzitutto per affermare con violenza che un uomo non solo non deve guardarsi dentro, ma deve guardare fuori - per osservare con stupore ed entusiasmo una divina compagnia e un divino capitano".


Gilbert Keith Chesterton, da Ortodossia

martedì 17 agosto 2010

studiando la mostra di Flannery O ' Connor

Un'opera che aspiri, per quanto umilmente, alle sfere dell'arte, deve dare giustificazione di sé in ogni sua riga. E l'arte medesima può essere definita come un tentativo sincero di rendere il massimo grado di giustizia all'universo visibile, mettendo in luce la verità, multiforme eppure una, che nasconde ogni suo aspetto. È il tentativo di scoprire nelle sue forme, nei suoi colori, nella sua luce, nelle sue ombre, negli aspetti della materia e nelle vicende della vita, ciò che è fondamentale in loro, ciò che è durevole ed essenziale -la loro qualità che illumina e convince -la sostanziale verità della loro esistenza. L' artista perciò, come il pensatore, lo scienziato, ricerca la verità e la fa conoscere. Colpito dall'aspetto del mondo, il pensatore si sprofonda nelle idee, lo scienziato nei fatti, i quali, una volta che si è emersi da essi, mettono in luce qualità del nostro essere che meglio s'adattano a quella azzardosa impresa che è la nostra vita [...]
Per l'artista è del tutto diverso.
Di fronte al medesimo spettacolo enigmatico, l'artista rientra in se stesso, e da questa solitaria regione di tentativi e di lotta trova le parole del suo messaggio,qualora se ne mostri degno e sia fortunato. Il suo messaggio e rivolto alle nostre qualità e a quella parte della nostra natura che, nello stato di lotta della nostra esistenza, si rifugia necessariamente entro le più resistenti e dure qualità, come il corpo vulnerabile in un'armatura d'acciaio. Il suo messaggio è meno clamoroso, più profondo, meno preciso, più emotivo, e più presto dimenticato. Eppure il suo effetto dura per sempre. La mutevole saggezza delle generazioni che si susseguono scarta le idee, mette in dubbio i fatti, demolisce le teorie. Ma l'artista si rivolge a quella parte del nostro essere che non dipende dalla saggezza; a ciò che in noi è un dono e non una acquisizione, e perciò più immutabilmente dura. Egli parla alla nostra capacità di gioia e di meraviglia, al senso di mistero che circonda le nostre vite, al nostro senso di pietà, di bellezza, di dolore, al latente sentimento di comunione con tutto il creato, e alla sottile ma invisibile condizione della solidarietà che unisce assieme la solitudine di innumerevoli cuori, alla solidarietà nei sogni, nel piacere, nella tristezza, nelle aspirazioni, nelle illusioni, nella speranza, nella paura, che lega gli uomini l'uno all'altro, che lega assieme tutta l'umanità, i morti ai vivi ed i vivi a quelli che nasceranno.
J. Conrad

sabato 14 agosto 2010

Inno Czesto 2010














Ultimo giorno di cammino: alba verso Czestochowa

Fine di luglio
gli amici al mare
l'unico amico che mi rimane è il tonno riomare.
All'Esselunga
ma che rapine
di scatolette,liofilizzati e merendine.
Lo zaino mi sbilancia,
la tenda che si lancia...
se sei Quechua fai EH EH
se piccheti fai OH OH
ma sei pronto soltanto se
la tua domanda c'è.

RIT:
Cammina-mina con me
che c'arrivi pure te
Czestochowa la meta è
seguiamo Luis Miguel!

A Garibaldi
che confusione
passo tre ore ad aspettare il mio vagone.
Per la partenza
grande fermento:
non ho mai fatto una vacanza in milleduecento!
Il treno va stralento,
Cracovia è qui la sento!
se al Nowojka fai EH EH
se allo Zazyeck fai OH OH
zaino in spalla, su prendi e vai:
ma che intenzioni hai?

RIT.

Sveglia alle cinque,
messa cantata,
passa un minuto e poi mi sparo una ronfata!
Alla partenza
grandi emozioni:
genta attempata che ci saluta coi lacrimoni!
Arriva la tempesta,
ragazzi è qui la festa!
Se allagato fai EH EH
nella scuola fai OH OH
se la domanda nasce in te
la preferenza c'è!

RIT.

Terza giornata
no soluzioni,
per scaricarmi provo e riprovopiù posizioni.
Fuori da scuola
tende a castello!
Tutto allagato, tipe svestite, esplode un fornello.
Disastro ambientale!
Niente ci può fermare!
Se hai coraggio fai TOI-TOI
se la tieni fai OI OI
se la strada non sai qual è,
l'indizio è dentro te.

RIT.

Alla vigilia
grande fatica:
gente che scrive il suo testamento sulla vescica!
E per la messa
niente più vino,
per fare i frizzi se l'è bevuto tutto don Dino!
La messa nella nebbia,
sprofondo nella sabbia!
se sei mango fai EH EH
se sei kiwi fai OH OH
Czestochowa vicina è
svegliamoci alle tre!

RIT.

Siamo arrivati
chiamo la nonna,
e le racconto che questo è un posto della Madonna!
E da domani
che nostaglia
di preferenze che ti han travolto lungo la via!
Raggiunta Jasna Gora,
il vescovo ci adora!
Se sei figo fai EH EH
culattone fai OH OH
ma da domani ricorda che
la mossa tocca a te!

RIT:
Cammina-mina con me
sei arrivato pure te,
Czestochowa la meta è
seguiamo Luis Miguel!

STROFA DEI CORDISTI:
Ultima tappa
caldo bestiale:
dietro basagna tutto sudato come un maiale!
Senza la corda
ma come fare??
Su non fermarti, corri in avanti, non chiacchierare!
La torre all'orizzonte,
striscione lì di fronte
se c'è un camion fai EH EH
se c'è un buco fai OH OH
ma la grazia più grande poi
è accompagnare voi!


(musica: Waka waka)

lunedì 2 agosto 2010

E domani, partenza per Czestochowa!


















"Ho letto da qualche parte che più chiedi a Dio, più quello che chiedi è impossibile, più contribuisci alla Sua gloria. E io non manco di metterlo in pratica, anche se non per i giusti motivi."



Flannery O'Connor

sabato 31 luglio 2010













Magritte

"Lo stupore non è qualcosa che gli uomini possano evocare da sè. Ciò che muove lo stupore degli uomini è qualcosa di familiare, e tuttavia normalmente invisibile, qualcosa inoltre che gli uomini sono spinti ad ammirare. Lo stupore, che è il punto di partenza del pensare, non nè sconcerto nè sorpresa nè perplessità: è uno stupore che ammira".


H. Arendt

martedì 27 luglio 2010


















Renoir


"Libris satiari nequeo, et habeo plures forte quam oportet. Sed sicut incaeteris rebus, sic in libris accidit, quaerendi successus avaritiae calcarest. Quinimo singulare quiddam in libris est. Aurum, argentum, gemmae,purpurea vestis, marmorea domus, cultus ager, pictae tabulae, phaleratussonipes, caeteraque id genus, mutam habent et superficiariam voluptatem;libri medullitus delectant, colloquuntur, consulunt; et viva quadam nobisatque arguta familiaritate iunguntur."


F. Petrarca, Lettera a Giovanni dell'Incisa

giovedì 15 luglio 2010

Solo l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato
amore. L'anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato

della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,

scheggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche
le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d'esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri

piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti

agli ultimi prati. Lì mortale
è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
alla stazione di Trastevere, appare

ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
alle loro borgate, tornano su motori
leggeri - in tuta o coi calzoni

di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
i giovani, coi compagni sui sellini,
ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori

chiacchierano in piedi con voci
alte nella notte, qua e là, ai tavolini
dei locali ancora lucenti e semivuoti.

Stupenda e misera città,
che m'hai insegnato ciò che allegri e
feroci
gli uomini imparano bambini,

le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa

delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi
di guardare il denaro contato

con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d'estate;

a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire

che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono

fratelli proprio nell'avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi

vivono di esperienze
ignote a me. Stupenda e misera
città che mi hai fatto fare

esperienza di quella vita
ignota: fino a farmi scoprire
ciò che, in ognun, era il mondo.

Una luna morente nel silenzio,
che di lei vive, sbianca tra violenti
ardori, che miseramente sulla terra

muta di vita, coi bei viali, le vecchie
viuzze, senza dar luce abbagliano
e, in tutto il mondo, le riflette

lassù, un po' di calda nuvolaglia.
È la notte più bella dell'estate.
Trastevere, in un odore di paglia

di vecchie stalle, di svuotate
osterie, non dorme ancora.
Gli angoli bui, le pareti placide

risuonano d'incantati rumori.
Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
- sotto festoni di luci ormai sole -

verso i loro vicoli, che intasano
buio e immondizia, con quel passo blando
da cui più l'anima era invasa

quando veramente amavo, quando
veramente volevo capire.
E, come allora, scompaiono cantando.

Pasolini, Il pianto della scavatrice I

mercoledì 7 luglio 2010

Oggi, prove del coro















"La perfezione di un affetto, la perfezione di un lavoro, la perfezione di una preghiera, la perfezione di una fatica, di un impegno, la perfezione di un rapporto, di qualsiasi natura e tipo, coincidono o dipendono dalla tensione al sacrificio inerente. Senza sacrificio non c'è verità nel rapporto".

Don Giussani, Introduzione al CD delle laude filippine

giovedì 1 luglio 2010

Amare ancora

Ma che amarezza, amore mio,
veder le cose come vedo io
e aver perfino dimenticato
che non son nato come voglio io,
come voglio io.
Che delusione, povero amore,
vivere la vita con questo cuore
e non volere perdere niente
e amare ancora come l’alta gente,
come l’altra gente.
Basterebbe soltanto ritornare bambini e ricordare...
E ricordare che tutto è dato, che tutto è nuovo
e liberato ...e liberato!

Claudio Chieffo

venerdì 25 giugno 2010

Amo la mia città














"I passi, seguendo lo sguardo, si avvicinano a quella meraviglia. La Madonnina è lassù, leggera e scintillante. Poi, una volta giunti, ecco il Duomo tutto intero, la sua potenza ora ci si mostra tutta dopo la leggerezza che ce l’aveva annunciato. Il poeta Clemente Rebora ha ben sintetizzato, in una sua celebre quartina, il sentimento di noi tutti di fronte al Duomo:


Il portentoso Duomo di Milano
non svetta verso il cielo
ma ferma questo in terra in armonia
nel gotico bel di Lombardia.


La caratteristica del Duomo non è di svettare, ma di tirare giù il cielo, di tirarlo in terra. Visto in mezzo alle case, sembra che voglia correre lassù, perché quella che vediamo è solo la guglia che regge la Madonnina. Ma quando ci si va vicino la prospettiva si modifica. I nostri santi sono così – pensiamo a san Carlo Borromeo, o al nostro nuovo santo, don Gnocchi. Milano è così, e anche la sua fede, quando c’è, è così. È tutta gente che ha realizzato il cristianesimo nel concreto delle cose, della terra, sporcandosi sempre le mani".



Luca Doninelli


(l'intero articolo si può leggere qui: http://www.tracce.it/?id=329&id_n=15900)

martedì 15 giugno 2010















Hopper

"Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perchè attendiamo??"

Cesare Pavese, da Il mestiere di vivere

giovedì 10 giugno 2010

"Il canto è gratuito, il canto è carità. È carità pura, il canto [...] Siete mai entrati in una casa dove c'è una giovane madre affettuosa? È impossibile che il suo bambino piccolo non canticchi. Canta, canticchia, tira fuori chissà da dove delle armonie: e ha quattro anni! È espressione della letizia e della tranquillità che viene dall'essere amati. Che viene dall'appartenenza".
Don Giussani
(grazie Gio)

domenica 6 giugno 2010















Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

giovedì 27 maggio 2010

Canzone per te

É lunga questa notte l’avventura
e l’autostrada non finisce mai,
penso a tutte le cose che ho avuto
penso a tutte le cose che mi dai.

La nebbia adesso non mi fa paura
e immagino i bambini addormentati
anche stanotte torno, stai sicura
il giorno ci ritroverà abbracciati.

Penso a tutti gli amici che ho incontrato,
a quelli che non ho saputo amare,
a tutte le canzoni che ho cantato
e a te non ti stanchi di aspettare.

E' bella la fatica del lavoro
la contentezza non finisce mai
penso a tutte le cose che mi hai dato
penso a tutte le cose che mi dai.

I miei passi diventano pensieri
e i pensieri diventano Qualcuno
diventano Te Padre, grande e buono
che per amore hai cominciato il gioco.

Non lasciare che un giorno me ne vada
dammi sempre la forza di lottare
è ancora molto lunga questa strada
e ho ancora tanta voglia di cantare.

Claudio Chieffo

lunedì 17 maggio 2010












E’ da tanto che voglio scrivere: osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete.



Pavel Florenskij, da Non dimenticatemi

domenica 2 maggio 2010

Weekend Centocanti


















La Gerusalemme celeste e l'Agnello
Miniatura del 1400 circa,
Bibliothèque Nationale, Parigi


Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Ap 21, 1-5

domenica 25 aprile 2010


















"Ma parlando della bellezza che noi intendemo, che è quella solamente che appar nei corpi e massimamente nei volti umani e move questo ardente desiderio che noi chiamiamo amore, diremo che è un influsso della bontà divina, il quale, benché si spanda sopra tutte le cose create come il lume del sole, pur quando trova un volto ben misurato e composto con una certa gioconda concordia di colori distinti ed aiutati dai lumi e dall'ombre e da una ordinata distanzia e termini di linee, vi s'infonde e si dimostra bellissimo, e quel subietto ove riluce adorna ed illumina d'una grazia e splendor mirabile, a guisa di raggio di sole che percuota in un bel vaso d'oro terso e variato di preciose gemme; onde piacevolmente tira a sé gli occhi umani e per quelli penetrando s'imprime nell'anima, e con una nova suavità tutta la commove e diletta, ed accendendola da lei desiderar si fa".


Baldassar Castiglione, da Il libro del cortegiano, IV, LII

venerdì 16 aprile 2010

"Si può benissimo amare, in questo mondo in cui siamo, senza aver subito voglia di uccidere il proprio caro amore, o di imprigionarlo tra i vetri, oppure (come si fa con gli uccelli) in una gabbia in cui l'acqua non ha più sapore d'acqua e i semi d'estate non hanno più sapore di semi".
Milosz, da Miguel Manara

sabato 10 aprile 2010

Ele e Gio oggi sposi














Marc Chagall

"Dolce inestinguibile Amore! Tu hai unito e conformato la creatura al Creatore!
Hai fatto come si fa con la pietra quando la si unisce ad un'altra: vi si mette tra esse la calcin viva mescolata con l' acqua, affinchè, se soffia il vento...non impedisca l'edificazione. Tu, Verbo Incarnato, ci hai fondato come pietre, ci hai conformato al nostro Creatore, hai posto in mezzo a noi il Sangue mescolato con la calcina viva, la Divinità, per l'unione che hai fatto con la natura umana".


S. Caterina da Siena, da una lettera ai monaci


Grazie Eleonora e Giovanni!

domenica 4 aprile 2010

Resurrexit!


















"La prova più impressionante del fatto della resurrezione del Signore oltre che nel racconto scarno che ne fanno gli evangelisti, sta in un dato imponente e altrimenti incomprensibile. Come si spiega, infatti, che un pugno di uomini semplici, letteralmente terrorizzati dopo la fine terribile del loro maestro, a un certo punto trovino il coraggio di uscire dal cenacolo e mettersi a predicare e annunciare pubblicamente il grande evento della Risurrezione? E come si spiega che tutti, nel giro di pochi anni, daranno la loro vita per Gesù? Qualcosa di sconvolgente deve essere accaduto: lo hanno rivisto, l’hanno incontrato di nuovo.

Il Risorto abita il nostro quotidiano. Buona Pasqua!"






Buona Pasqua a tutti!

venerdì 2 aprile 2010

Venerdì Santo 2010











Il buon ladrone, Beato Angelico


Ultimamente è per le debolezze e il cinismo del nostro cuore che il mondo è come una grande tenebra nella quale la sorgente della luce è la morte, paradosso supremo, è la morte della vita, è la morte di Cristo.


(dal libretto della Settimana Santa del Clu)



Che era dunque l'uomo.
Quell'uomo.
Che era venuto a salvare.
Del quale aveva rivestito la natura.
Non lo sapeva.
Come uomo non lo sapeva.
Perché nessun uomo conosce l'uomo.
Perché una vita d'uomo.
Una vita umana, come uomo, non basta a conoscere l'uomo.
Tanto è grande. E tanto è piccolo.
Tanto è alto. E tanto è basso.
Cos'era dunque l'uomo.
Quell'uomo.
Del quale aveva rivestito la natura.
Suo padre lo sapeva.

Peguy, da Il Mistero della carità di Giovanna d'Arco

domenica 28 marzo 2010















Vermeer, Cristo in casa di Marta e Maria

«Adesso c'è la Settimana Santa; se uno il Giovedì Santo, il Venerdì Santo,il Sabato Santo, la Pasqua, in questi quattro giorni va dentro senza guardare in faccia Cristo e basta, ma con la preoccupazione dei peccati o della perfezione oppure delle cose da meditarci su, viene fuori stanco e riprende le cose come prima.
Guardare in faccia Cristo, invece, cambia. Ma perché cambi, bisogna guardargli in faccia veramente, col desiderio del bene, col desiderio della verità: "Di tutto sono capace Signore, se sto con te che sei la mia forza"; è un tu che domina, non delle cose da rispettare»

Luigi Giussani, «Si può vivere così», pag. 237

lunedì 22 marzo 2010


















Cravaggio, Resurrezione di Lazzaro

Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?». Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.



Gv. 11, 32-45

giovedì 18 marzo 2010

St Patrick's day



















"May the road rise to meet you,
may the wind be always at your back,
may the sun shine warm upon your face,
and the rains fall soft upon your fields and,
until we meet again,
may God hold you in the palm of His hand."


san Patrizio, Benedizione del viaggiatore irlandese

giovedì 11 marzo 2010

Il seme














Van Gogh, Il seminatore


Il Signore ha messo un seme
nella terra del mio giardino.
Il Signore ha messo un seme
nel profondo del mio mattino

Io appena me ne sono accorto
sono sceso dal mio balcone
e volevo guardarci dentro,
e volevo vedere il seme.

Ma il Signore ha messo il seme
nella terra del mio giardino.
Il Signore ha messo il seme
all’inizio del mio cammino.

Io vorrei che fiorisse il seme,
io vorrei che nascesse il fiore,
ma il tempo del germoglio
lo conosce il mio Signore.

Il Signore ha messo un seme
nella terra del mio giardino.
Il Signore ha messo un seme
nel profondo del mio mattino



Claudio Chieffo

venerdì 5 marzo 2010


















Chagall, Il figliol prodigo


Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?
Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: "Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello". Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

Rm 8, 31-39

sabato 27 febbraio 2010

"Via, via non piangere figlio mio. No! Non vuole sorridere il mio monaco questuante! Non mi riesce farlo sorridere! Non capisci, dunque, figliolo? Il fatto è che tu pensi a cose che non sono più (e che non sono mai state, figlio mio).
Ma è proprio necessario ripeterti che sei venuto, che sei qui, che tutto va bene?".
Milosz, da Miguel Manara

martedì 23 febbraio 2010


















Georges de La Tour, Maddalena penitente (dettaglio)

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

Mt 5, 13-16

giovedì 18 febbraio 2010

















"Dà per nulla, altrimenti è forse un dare?
Ama per nulla, altrimenti è forse un amare? "

Charles Peguy

venerdì 12 febbraio 2010

L'uomo cattivo

Era un uomo cattivo, ma cattivo, cattivo, cattivo,
eppure così cattivo il Signore lo salvò:
quando si alzava la mattina tutto gli dava fastidio
a cominciare dalla luce, perfino il latte col caffè.

Ma un dì si chiese chi era che gli dava la vita,
un dì si chiese chi era che gli dava l’amor.

“Chi se ne frega della vita! Chi se ne frega dell’amore!”
lui ripeteva queste cose, ma gli faceva male il cuore.
Ed il Signore dal cielo tanti regali gli mandava,
lui li guardava appena, anzi alle volte poi si lamentava.

Ma un dì si chiese chi era che gli dava la vita,
un dì si chiese chi era che gli dava l’amor.

Poi un giorno vide un bambino che gli sorrideva,
vide il colore dell’uva e la sua nonna che pregava,
poi vide ch’era cattivo e tutto sporco di nero,
mise una mano sul cuore e pianse quasi tutto un giorno intero.

E Dio lo vide e sorrise, gli tolse quel suo dolore,
poi gli donò ancor più vita, poi gli donò ancor più amor…

Era un uomo cattivo, ma cattivo, cattivo, cattivo,
eppure così cattivo il Signore lo salvò.

Claudio Chieffo

martedì 2 febbraio 2010

Presentazione di Gesù al tempio
















Beato Angelico, Presentazione al tempio


Quando la Madonna si è recata al tempio, otto giorni dopo, per offrire il suo Pri mogenito, nel grande tempio nel quale ogni giudeo identificava la maestà di Dio, essa certamente si sentiva come nullificata dalla grandezza e dalla maestà di Dio. Ma, nella percezione della grandezza del tempio, un sentimento penetrava e prevaleva: la grandezza di Dio era il Bambino che aveva tra le braccia, era il Bambino che piangeva, era il Bambino che allattava. Vedendo da che cosa Dio ha fatto nascere quello che è il fattore decisivo della storia e del mondo, come dirà il vecchio Simeone, e che divide il mondo in due - perché è proposta davanti alla quale si divide in due il cuore dell'uomo e si dividono in due tutti i cuori degli uomini - , vedendo da che cosa è nato Colui che le porte degli inferi non verranno più a distruggere, una forza umana la più grande di tutte, vedendo da che cosa è sorto, si rimane come pietrificati dallo stupore. Tutto il resto è comprensibile da tutti gli uomini - il senso religioso, lo chiama- no -, ma questo impatto e questo avvenimento è totalmente impensabile, imprevedibile, totalmente nuovo, totalmente e veramente incomprensibile: Dio fatto parte della nostra esperienza, dell'esperienza del nostro io, dell'esperienza della maternità della Madonna, dell'esperienza di ogni azione che compiamo.


don Giussani

martedì 26 gennaio 2010

"Dear George: Remember- No Man is a Failure who has Friends"
dal film "It's a wonderful life"

venerdì 22 gennaio 2010

Argento


















Marc Chagall

Era proprio la più bella e il ragazzo la guardava:
quando usciva a prender l’acqua lui con gli occhi le parlava,
lei cantava e non vedeva gli occhi suoi...mmmmm
La fontana della piazza lentamente si fermava
per sentire la ragazza, la ragazza che cantava...
lui sognava di cantare come lei...mmmmm

E un bel giorno prese un fiore dal giardino
coi colori della sera e del mattino...
la ragazza a quel profumo si voltò
e lui il cuore le toccò...mmmmm

I colori della vita lui voleva raccontare:
dipingeva sopra i muri le montagne, il grano e il mare...
lei sentiva di veder con gli occhi suoi...mmmmm

E la gente dalle case li guardava
Affacciata alle finestre si incantava,
dai balconi coi gerani e con le rose
sorridevano le spose...mmmmm

Era proprio la più bella e lo sposo la guardava,
con il suo vestito bianco che la notte rischiarava,
si dischiusero le labbra e lui cantò...mmmmm
al sentire quella voce la sua sposa l’abbracciava
e la luce della luna il suo viso le svelava:
lui cantava e lei stupita lo guardò...mmmmm

E fu festa festa grande nel paese
Con la banda e le campane delle chiese:
il profumo del Destino ci sfiorò
ed il cuore ci toccò...mmmmm

Claudio Chieffo

sabato 9 gennaio 2010

“Non esiste, sulla terra, qualcosa che costituisca un argomento poco interessante; l’unica cosa che può esistere è una persona poco interessata. Nulla è più accanitamente richiesto di una difesa dei noiosi. Quando Byron divise l’umanità fra i noiosi e gli annoiati, tralasciò di osservare che i tratti più nobili sono sono propri esclusivamente dei noiosi, i meno nobili, degli annoiati, tra cui metteva anche se stesso. Il noioso, con il suo entusiasmo siderale, la sua solenne felicità, può, in un certo senso, essersi dimostrato poetico. L’annoiato di sicuro si è mostrato prosaico. Senza dubbio, noi potremmo trovare una seccatura contare tutti i fili d'erba o tutte le foglie degli alberi; ma la circostanza dipenderebbe, non dalla nostra baldanza o gaiezza, ma dalla nostra scarsa baldanza e gaiezza. Il noioso procederebbe, baldanzoso e gaio, e troverebbe i fili d'erba splendidi come le spade di un esercito. Il noioso è più forte, è più gioioso di noi; egli è un semidio, anzi, è un dio. Perché sono gli dei che non si stancano dell'iterazione delle cose; per loro, il calar della sera è sempre nuovo, e l'ultima rosa è rossa come la prima”.
G.K. Chesterton

sabato 2 gennaio 2010


















[...]
Così, quando sarai a quell’ultimo ponte
con il tempo alle spalle e la vita di fronte,
una mano più grande ti solleverà
abbandonati a quella non temere perché
c’è Qualcuno con te.
C’è Qualcuno con te, non ti lascerà mai
non avere paura non fermarti e vai...


Claudio Chieffo, da Favola


Grazie.